A Genova gli ultras rossoblu hanno di fatto preso in ostaggio lo stadio intimando ai giocatori di togliersi la maglia perché in quel momento stavano disonorando i colori del Genoa (la squadra stava perdendo in casa 4-0 con il Siena). Sono scattati, ovvi, i commenti scandalizzati: è inaccettabile, è stata la frase standard. È vero, è inaccettabile. Ma è inaccettabile anche che in Italia i cori razzisti vengano tollerati (Il Borussia Dortmund ha per esempio vietato l’accesso per tre anni a un gruppo di tifosi che avevano appeso uno striscione razzista). È inaccettabile che allo stadio vengano seuqestrate bottiglie e accendini ma, guarda caso, entrino fumogeni e petardi. È inaccettabile che giocatori e capi ultras facciano affari insieme, che si tratti di apertura di locali o di commercializzazione di magliette. È inaccettabile che alle feste dei gruppi ultras, dirigenti e giocatori siano sempre presenti, vicini a personaggi celebri per le loro connessioni con la malavita organizzata. È inaccettabile che le società calcistiche si servano degli ultras per fare presioni dulla federazione e sul mondo arbitrale. E su allenatori e giocatori non più graditi. È inaccettabile che le società coprano i giocatori che con gli ultras organizzano scommesse. È inaccettabile che un giocatore saluti la propria curva con un saluto romano, che sarebbe apologia di fascismo, e che la Federazione non abbia nulla da dire. È inaccettabile che i capi ultras di tante curve abbiano a disposizione biglietti gratis o scontati per le trasferte e che rivendendoli si facciano un sacco di soldi. È inaccettabile che i giornalisti sportivi sappiano tutto questo e non denuncino mai un bel niente. Salvo poi dirsi scandalizzati quando l’ordine apparente viene alterato, come è accaduto a Genova.
Ci si scandalizza per ciò che è accaduto a Marassi… di Stefano Nazzi da Kronaka.it
Noi ci proviamo a raccontare un calcio diverso. A volte però le nostre parole e i nostri sforzi non bastano. Allora ci affidiamo a chi è più bravo di noi. E lo so che non andrebbe fatto, citare o copiare un intero articolo anzichè una singola parte, ma l’ho fatto.
E so che non si dovrebbero nemmeno scrivere a caldo riflessioni su quanto accaduto. C’è il tempo per la cronaca e il tempo per le opinioni.
Proprio per questo oggi sono stato lontano dal circo dei Varriale e dei Mauro. Ho semplicemente pensato a tutto questo, a questa giornata iniziata con il ricordo della morte di un giocatore e finita con la morte di un gioco intero. Cosa ci ha fatto arrivare fino a questo punto non lo so. So che non servono parole, ma molti fatti. Cambiamenti veri, rivoluzioni, ripartire da zero con regole e sistemi nuovi, gestiti da persone al di sopra di ogni fazione e di ogni sospetto. Ma per prima cosa serve prendere coscienza dello stato delle cose. Secondo cambiarle. Non sarà semplice, però non possiamo non provarci. Per l’amore che abbiamo per questo gioco.

E per non farci mancare niente, pure i cori razzisti.
[Foto tratta dal sito da gazzetta.it]