La merenda dei campioni

La palla passa tra due teste, sfiora i capelli croati e si deposita là, in fondo alla rete, il portiere vestito di verde impreca cose verdi di bile: come è stato possibile, si chiede, che la palla sia passata esattamente tra due teste? Quanti centimetri saranno stati? Venti, trenta, non di più, forse di meno. C’è un giocatore con la faccia triste, o scocciata, non l’abbiamo ancora capito e se provi a chiederlo lui mica ti risponde, c’è questo giocatore che si chiama Andrea Pirlo e fa passare la palla tra le teste dei giocatori in barriera, e segna, e vorrebbe anche riuscire a far vincere la squadra per cui gioca, che si chiama Nazionale perché la guardiamo tutti o la odiamo tutti, però questo non gli riesce. Andrea Pirlo finché deve far passare il pallone tra le nostre teste, accarezzandoci e facendoci innamorare di lui ogni volta, ce la fa, ma portare alla vittoria la Nazionale, questa Nazionale imbastita di giocatori non troppo grandi, non troppo piccoli, non troppo decisivi, non troppo caparbi e non troppo scarponi, proprio non gli riesce. Non bastano le carezze di Pirlo su punizione o quelle di Prandelli dopo che abbiamo segnato, “State calmi”, dice, accompagnando la premura con ampi e ariosi gesti delle mani, stiamo calmi, ci accarezza il buon padre di famiglia, e calmi lo siamo stati, fino alla fine, fino a quando non ci hanno rimontato, e abbiamo pareggiato e adesso sembra proprio che la festa stia già per finire.

La verità è che l’Italia non è brava abbastanza (semicit.), e noi possiamo tirare fuori tutti i discorsi da pasticceri, quanto lievito ci metterà la Spagna, con quanta glassa guarnirà la Croazia, discorsi che solo in Italia possiamo appunto fare, dimenticando che ci sono giocatori di una dignità tale, tra gli Spagnoli, che a maggior ragione, per evitare sospetti, giocheranno alla morte: ma non è questo il punto. La verità è che non è brava, e basta, è che non riusciamo a uscire da una velata mediocrità che ci avvolge e che congestiona tutto l’andamento della partita, del torneo e del momento del calcio italiano.

Abbiamo avuto la gara in mano, nel primo tempo contro la Croazia, ma non siamo riusciti a dominare, non avendone la spietatezza. Abbiamo avuto la possibilità di resistere, quando eravamo chiaramente in affanno nel secondo tempo, ma non siamo affondati, nemmeno dopo il pareggio, siamo rimasti lì, tra le nebbie dei fumogeni incapaci di cedere al disastro. Ci manca un dramma, e una gloria piena, ci mancano giocatori che sappiano cosa fare e sappiano trascinare questi studenti in gita in Polonia cui manca sempre qualcosa per diventare Grandi e forse, oltre alle carezze, oltre alle prediche, forse ora hanno anche bisogno della Paura, per riuscire ad andare avanti, anche se Grandi, mai lo saranno.

Due cose, in chiusura. La prima riguarda Balotelli, che verrà nuovamente bistrattato da chi di calcio ne capisce, mentre io che invece non ne capisco, posso impunemente dire che non andava sostituito, andava lasciato in campo, perché il suo lo stava facendo, peraltro senza nemmeno prendere a pugni il campo: ha tenuto palla, ha preso sportellate, ha guadagnato falli e stavolta sì, faceva bene a sbuffare, al momento della sostituzione. Ancora e sempre titolare, mi sbilancio, perché come lui nessuno, in rosa.

La seconda, invece, mi sovviene guardando gli spalti di oggi, diecimila croati inneggianti contro qualche migliaio di italiani. E poi per Spagna - Irlanda, migliaia di irlandesi a seguire una nazionale sicuramente perdente. E così, in tutti gli altri stadi, sempre e comunque tifosi accorsi in massa dai rispettivi paesi. Noi, invece, giochiamo sempre in minoranza. Noi quattro volte campioni del mondo, una volta d’Europa, noi che il calcio lo mastichiamo dalla mattina a sera, non spostiamo più tifosi per la Nazionale. Di che cosa stiamo parlando, dunque? Che cosa pretendiamo di vincere, quando i primi a non esserne interessati siamo noi che abbiamo smesso di andare allo stadio, e non penso si tratti solo di questioni economiche, non mi verrete a dire che i croati e gli irlandesi se la passano meglio di noi? Qualcuno un giorno dovrà proprio spiegarcelo, quand’è che abbiamo smesso di saper giocare a pallone e di guardarlo rotolare con i nostri occhi, invece che scriverne, guardarlo alla tv o semplicemente masticarlo soltanto, come si fa con una cicca, che poi si sputa, e si attacca sotto al banco di scuola.