Ti amavo campionato

L’effetto collaterale di tutte le Grandi Verità è che a forza di ripeterle diventano prima assodate, e poi banali e svuotate come un vecchio ombrello dimenticato sul treno quando piove: una verità di cui ti ricordi solo quando scendi e sei nel piazzale di fronte alla stazione e l’autobus non vuole proprio arrivare. Ecco, che il Calcio Italiano abbia toccato i minimi storici (parlo in virtù della mia relativamente breve memoria storica) degli ultimi 30 anni, mi pare una Grandissima Verità: in termini di paragone, Grande quanto la stagione di Bale, l’indecenza delle capigliature di Boateng, la maledizione del Benfica. Eppure, è talmente ormai assodato che nemmeno fa più notizia, o riflessione, eppure è questa, al termine di 38 stanche giornate, la prima grande notizia della stagione 2012/13.

Non la riconferma dell’Udinese, scusate, della Juventus. Non l’ormai sopraffina opera di cesellatura, di inossidabilità agli eventi, di un allenatore come Guidolin, scusate, di Conte. Non il talento che mai tradisce di un cannoniere come Di Natale, scusate, di Cavani. Giornata dopo giornata, il rosario di tabellini dai cognomi mediocri, prime pagine infarcite di adolescienziali giochi di parole (li avessi azzardati io, da tirocinante in redazione, mi avrebbero spedito a fare le fotogallery delle scarpe delle attrici), pathos delle gare degno di una tappa del Giro congelata dal maltempo, tutto questo altro non faceva che incidere sulla mia pelle provata dalle genialate di Branca il timbro della Banalità, il Declino che avvolge un intero Campionato ormai invendibile anche televisivamente. Basta un minimo di organizzazione, e di scelte oculate in chi redige il roster delle squadre, per stare dalla parte sinistra della classifica, là dove batte il cuore del Tifoso: il Catania che passa da Montella a Maran regge comunque, anzi migliora. La Fiorentina senza tirare in porta arriva a sfiorare la qualificazione ai preliminari di Champions League. Per salvarsi bastano la miseria di 38 punti, e anche un Genoa maionese impazzita sopravvive. E si vince uno scudetto addirittura aumentando il numero di sconfitte rispetto alla trionfale annata precedente (5, invece che 0).

Ma non sono i campioni, e nemmeno i dollaroni, a mancarmi, in questa Serie A. Mi manca, e molto, un allenatore che dopo 16 sconfitte (record negativo della società) faccia quanto meno pubblica ammenda. E invece. Mancano dirigenti che vogliono lanciare una linea verde e poi al mercato di gennaio sbandierano un Rocchi d’annata (con tutto il rispetto per Rocchi). Mancano giornali che la smettano di inseguire i tifosi, o che cessino di definirsi giornali. Mancano giocatori che sappiano infilare più di un dribbling di fila (Cuadrado ormai è una specie di panda), mancano dirigenti che stabiliscano prima che inizi il campionato, quale sarà lo stadio di una società in gara. Mancano, e molto, e definitivamente, quella Cosa di cui sono fatte le vittorie, e le sconfitte, a prescindere, che non si chiama Denaro, ma “Persone”. Di questo, oggi, il calcio italiano, e tutto il carrozzone che prova a venderlo, scusate, raccontarlo, ne è drammaticamente privo.

Se si arriva alla fine di un cammino senza avere imparato nulla di nuovo, a cosa è servito? Ecco, questa Serie A 2012/13 non mi ha insegnato nulla di nuovo, su me stesso e il calcio e la mia squadra. Cosa rimane, quindi? Rarissime istantanee. Giuseppe Rossi che rientra in campo, Borja Valero, la pazienza di Guidolin, Conte che incita i propri tifosi a Bologna (vivaddio, un po’ di umanità lacerante), quello che potrebbe diventare De Sciglio, El Shaarawy che si muove agile sulla fascia sinistra ché sembra quasi di vedere un giocatore dell’Arsenal dei bei tempi, non delle imbolsite squadre milanesi, i giovani sconosciuti dell’Udinese (sì, anche quando scucchiaiano malamente), la necessaria irritabilità di Vucinic, le parate di Perin (e i suoi capelli), le puerili facce rosse di fatica di Florenzi, quel monumento alla memoria di se stesso di Barzagli, la rete al volo di Di Natale che prende la palla di collo pieno e la tiene bassa, le vie di Napoli quando gioca il Napoli, io che per il primo anno, nella mia vita, riesco finalmente a vincere al Fantacalcio, senza Cavani ma con Giovinco. Basterebbe questo, per capire che campionato è stato. 

Non sono un fanatico tifoso dell’Hellas Verona. Certo, ho fatto i miei anni al Bentegodi, qualche trasferta, visto il primo derby nella massima serie. Ero allo stadio quando il Verona è retrocesso in serie C, non c’ero quando è risorto. Trovo che ci siano delle squadre però che per il blasone, la città che rappresentano, la loro storia meritino di stare in serie A. Il Verona, al di là di ogni connotazione politicizzante, merita di militare nella massima serie: congratulazioni per la promozione a tutti i giocatori e soprattutto a Andrea Mandorlini e alla dirigenza, in primis il patron Martinelli.

Non sono un fanatico tifoso dell’Hellas Verona. Certo, ho fatto i miei anni al Bentegodi, qualche trasferta, visto il primo derby nella massima serie. Ero allo stadio quando il Verona è retrocesso in serie C, non c’ero quando è risorto. Trovo che ci siano delle squadre però che per il blasone, la città che rappresentano, la loro storia meritino di stare in serie A. Il Verona, al di là di ogni connotazione politicizzante, merita di militare nella massima serie: congratulazioni per la promozione a tutti i giocatori e soprattutto a Andrea Mandorlini e alla dirigenza, in primis il patron Martinelli.

Per un altro anno, i campioni sono loro. Onore e congratulazioni.

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Eppur si muove.

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Omaggio
Diffido sempre delle persone che non tifano per una squadra di calcio, di coloro che non si sono mai legati ai colori di un club. Quante meravigliose e insopportabili sofferenze si sono perse, quante batoste hanno evitato: tutte cose che il tifoso di calcio conosce bene, che in un certo senso l’hanno preparato alla vita. Se ora, a trent’anni suonati, sono la persona che sono, lo devo anche agli scudetti persi all’ultima giornata, ai derby buttati al novantesimo minuto, a tutte quelle partite in cui il cuore è stato messo a dura prova, e infine spezzato.
Il tifoso della Roma sa di cosa sto parlando. Potrei citare quel maledetto diagonale di Vavra nel quarto di Uefa contro lo Slavia Praga, in quell’indimenticabile notte del 19 marzo 1996. Oppure l’inconsolabile dispiacere di quell’incredibile notte del 2010 all’Olimpico contro la Sampdoria, che ha improvvisamente bruciato i nostri sogni tricolore dopo tanti mesi di vittorie incredibili e rimonte appassionanti. Vogliamo parlare poi della sconfitta ai calci di rigore contro l’Arsenal, o dei sette gol subiti a Manchester? Essere tifosi fa male, ed essere tifosi della Roma fa ancora più male: tifare Roma è come aver divorziato sei volte e credere ancora nell’amore. Ma forse è proprio per questo che le nostre gioie sono più pure, estasianti, pressoché uniche.
Se domandate ad un tifoso romanista oggi, negli anni Duemila, qual è stata una delle più grandi fortune della sua vita, in generale, lui ti risponderà: «Ho visto giocare Francesco Totti». Basta questo a rendere più dolci tanti anni di sofferenze sportive e non, basta pensare ad un destro a giro del Capitano per rendere più digeribile l’insuccesso del nostro matrimonio, ad un cucchiaio sotto la sud per rendere più sopportabile la rottura con la nostra ragazza, ad un colpo di tacco smarcante per dimenticare alla svelta il licenziamento dal lavoro. Sì è vero, non abbiamo mai visto l’Italia del boom economico vissuta dai nostri genitori, siamo cresciuti nell’Italia di Berlusconi e ora stiamo annegando nell’Italia della crisi, ma diamine, noi almeno abbiamo visto giocare Francesco Totti.
[abbiamo ricevuto questo testo da Alessio (twitter/blog/tumblr) e abbiamo deciso di pubblicarlo con piacere. Perché questo spazio è stato creato per condividere e raccontare insieme, noi e voi, la passione per il calcio. Spero che ci saranno altre occasioni in futuro di leggere altre vostre storie, altri vostri momenti di vita calcistica. Nel frattempo, il primo ringraziamento per Alessio. Sperando di aver fatto cosa gradita :-)]

Omaggio

Diffido sempre delle persone che non tifano per una squadra di calcio, di coloro che non si sono mai legati ai colori di un club. Quante meravigliose e insopportabili sofferenze si sono perse, quante batoste hanno evitato: tutte cose che il tifoso di calcio conosce bene, che in un certo senso l’hanno preparato alla vita. Se ora, a trent’anni suonati, sono la persona che sono, lo devo anche agli scudetti persi all’ultima giornata, ai derby buttati al novantesimo minuto, a tutte quelle partite in cui il cuore è stato messo a dura prova, e infine spezzato.

Il tifoso della Roma sa di cosa sto parlando. Potrei citare quel maledetto diagonale di Vavra nel quarto di Uefa contro lo Slavia Praga, in quell’indimenticabile notte del 19 marzo 1996. Oppure l’inconsolabile dispiacere di quell’incredibile notte del 2010 all’Olimpico contro la Sampdoria, che ha improvvisamente bruciato i nostri sogni tricolore dopo tanti mesi di vittorie incredibili e rimonte appassionanti. Vogliamo parlare poi della sconfitta ai calci di rigore contro l’Arsenal, o dei sette gol subiti a Manchester? Essere tifosi fa male, ed essere tifosi della Roma fa ancora più male: tifare Roma è come aver divorziato sei volte e credere ancora nell’amore. Ma forse è proprio per questo che le nostre gioie sono più pure, estasianti, pressoché uniche.

Se domandate ad un tifoso romanista oggi, negli anni Duemila, qual è stata una delle più grandi fortune della sua vita, in generale, lui ti risponderà: «Ho visto giocare Francesco Totti». Basta questo a rendere più dolci tanti anni di sofferenze sportive e non, basta pensare ad un destro a giro del Capitano per rendere più digeribile l’insuccesso del nostro matrimonio, ad un cucchiaio sotto la sud per rendere più sopportabile la rottura con la nostra ragazza, ad un colpo di tacco smarcante per dimenticare alla svelta il licenziamento dal lavoro. Sì è vero, non abbiamo mai visto l’Italia del boom economico vissuta dai nostri genitori, siamo cresciuti nell’Italia di Berlusconi e ora stiamo annegando nell’Italia della crisi, ma diamine, noi almeno abbiamo visto giocare Francesco Totti.

[abbiamo ricevuto questo testo da Alessio (twitter/blog/tumblr) e abbiamo deciso di pubblicarlo con piacere. Perché questo spazio è stato creato per condividere e raccontare insieme, noi e voi, la passione per il calcio. Spero che ci saranno altre occasioni in futuro di leggere altre vostre storie, altri vostri momenti di vita calcistica. Nel frattempo, il primo ringraziamento per Alessio. Sperando di aver fatto cosa gradita :-)]

A noi il calcio piace così. Al di là di benpensanti e soloni del pallone, di pennivendoli e politici corrotti, a noi piace che un allenatore si incazzi con i tifosi avversari così come si incazzano i tifosi! A volte sta dalla tua parte, a volte te lo puoi trovare contro. Chi di noi, pur odiandolo a morte, non ha invidiato anche solo per un attimo, i laziali quando Chinaglia dopo averci segnato ci faceva il gesto dell’ombrello? O Di Canio in quella corsa maledetta sotto la Sud? Ero in quello spicchio di curva quel giorno e se avessi potuto lo avrei sbranato ma in fondo, da tifoso “non sportivo” l’ho apprezzato. Se io avessi avuto la fortuna e l’onore di giocare per la Roma (e tutti noi lo faremmo gratis), avrei fatto lo stesso! E quanto abbiamo goduto tutti noi quando Francesco Totti si è alzato la maglietta con la scritta “Vi ho purgato ancora!”. E per questo, sono sicuro di una cosa: in fondo in fondo, anche gli atalantini, passata l’incazzatura, preferiscono un Mazzone a cento allenatori impomatati in giacca e cravatta. (via AsRomaUltras
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Inter e Milan è stata una bella partita, terminata con un risultato giusto. Bella non come quei derby ricchi di gol e di occasioni, di colpi di tacco e dribbling di classe. Ma comunque speciale. Poco spettacolo e molto calcio, per colpe e meriti dei due allenatori. Allegri nel primo tempo è riuscito a sorprendere l’Inter sfruttando le migliori qualità della sua squadra. Stramaccioni correggendo nella ripresa agli errori iniziali, scegliendo le giuste contromisure. Una sfida molto sportiva e molto poco “televisiva”, senza brillantini, coriandoli e paiettes. Qualcosa vecchio stile. Altri la definiranno noiosa, ma a me è piaciuta.

Una partita che non passerà alla storia ma se lo farà, sarà per

  • il primo gol di El Shaarawy in un derby
  • (e forse per il primo gol di Schelotto con la maglia dell’Inter)
  • per la (le) parate di Handanovic, uno che ha il talento e il tempo per diventare il miglior portiere del mondo
  • per l’ennesimo derby impeccabile di Javier Zanetti
  • per il primo impeccabile di De Sciglio
  • il derby in cui tutti prima, durante e dopo hanno parlato e parleranno di Balotelli
  • Il derby che rispecchia la stagione delle squadre: tanta voglia, tanto impegno, lampi di luce e di talento che illudono per un momento  ma non nascondono le poche possibilità di entrambe le formazioni di ambire a glorie e vittorie maggiori rispetto a una singola partita
  • bisogna aggiungere, infine, che quando San Siro si veste a festa diventa lo stadio più bello d’Italia
  • che era il week end elettorale, che Berlusconi aveva una voglia tanta di una bella partita del Milan per potersi piazzare poi nei post partita a lodare le doti dei suoi giocatori, ma soprattutto le sue qualità di allenatore (cosa che per fortuna non è successa) (probabilmente però arriveranno le critiche all’allenatore per aver rinunciato alle due punte più trequartista)
  • e secondo voi? che derby è stato? 

Si è tornato a parlare di Paul Gascoigne. Ultimamente non se la sta passando proprio bene. Ultimamente, insomma, negli ultimi anni. Geniale su un campo da calcio, praticamente disastroso in ogni altra cosa al di fuori. Che noi vogliamo ricordare così.

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Pensieri sparsi e ovvietà sull’ultima giornata di campionato e su tutto quello che è successo dopo

  • Anonimo ci chiede: “Milan Udinese: c’era il rigore?”. Risposta: Ovviamente. Bastava guardare la faccia di El Shaarawy, trenta secondi dopo il fischio dell’arbitro. Sguardo basso. La consapevolezza che, in fondo, l’intervento del difensore era stato deciso ma corretto. Con questo non voglio colpevolizzarlo o mettere in dubbio la sua lealtà e correttezza. Credo invece che la partita aveva un copione già definito e che prevedeva una vittoria finale del Milan. Mi ha ricordato molto, l’esordio di Pato contro il Napoli qualche anno fa. Come quella volta, per mille motivi (d’immagine, per il prestigio, per il momento) il Milan doveva vincere e ha vinto. Questa volta con una doppietta di Balotelli all’esordio. Quella volta grazie anche a una (quel) doppietta di Ronaldo. Cose incredibili, a pensarci. 
  • Per chiudere la parentesi Milan, ci sarebbe anche la questione Paolo Berlusconi e le sue poco felici parole per ricordargli che nemmeno due settimane fa il Milan era sceso in campo con una maglietta contro il razzismo. A qualcuno servono ripetizioni, di storia in primis, per non dire altro. E poi vorrei conoscere a riguardo il parere di Kevin Prince Boateng.
  • Anzi no, ci sarebbe la questione partita con il Cagliari. Si doveva giocare in Sardegna domenica ma oggi è mercoledì e non si bene quando e dove sarà disputata l’incontro della massima serie del più diffuso e ricco campionato sportivo nazionale. MI domando come ci riescano in prima categoria. Nei dilettanti. Nel basket e nella pallavolo. Nel rugby o nella pallanuoto. Signori miei non ci siamo.
  • Il calcio italiano sta male e i signori dirigenti cacciano via pure Baggio. Non ci siamo proprio.
  • Hanno esonerato Zeman e dispiace e tale proposito mi sento di consigliarvi di leggere questo articolo sulla questione (che fornisce anche l’immagine qui sopra).
  • Sulla questione Zamparini, Gasperini, Malesani, Palermo non ho trovato particolari articoli a riguardo. Per la seconda volta in stagione cambia allenatore e direttore sportivo. E siamo a cinquanta tecnici in pochi anni. Senza pensare il Palermo era una squadra fantastica pochi anni fa con i vari Pastore, Cavani, Simplicio e molti altri che adesso non ricordo. O comunque giocatori modesti ma capaci insieme di formare una delle squadre più difficili da affrontare. Tutto svanito. Dispiace davvero.
  • Al momento, all’orizzonte, non si vedono buone notizie.

Dopo neanche quarantacinque minuti, su tumblr si trovano cose così.

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